Ultima modifica: 21 Febbraio 2018
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IMPRESE ROMAGNOLE E INTERNAZIONALIZZAZIONE

Sono 42.494 le imprese romagnole che risultano registrate alla data del 31/12/2017 nel territorio della Provincia di Forlì-Cesena; di queste, 37.140 sono attive; ne risulta un tasso di diffusione dell’imprenditorialità piuttosto alto rispetto alla media nazionale, pari a 94 imprese attive ogni 1000 abitanti.

Le imprese individuali sono oltre il 50%; seguono le società di persone e infine le società di capitale che, tuttavia, registrano un aumento rispetto all’anno precedente.

È questa la fotografia scattata alla imprenditoria forlivese-cesenate dalla Dott.ssa Alessandra Roberti, funzionaria della Camera di Commercio della Romagna, ospite, nella giornata del 14 febbraio, della nostra scuola per una lezione rivolta agli studenti delle quinte classi e dedicata alle imprese del territorio e al fenomeno della internazionalizzazione.

Settori produttivi. Tra i settori produttivi che concorrono alla ricchezza del nostro territorio si conferma in “pole position” il Commercio, sebbene in lieve flessione rispetto al 2016, seguito dall’Agricoltura, dalle Costruzioni e dal Manifatturiero.

Positive le dinamiche di altri comparti, come le Attività professionali, scientifiche e tecniche, il Noleggio, le Agenzie di viaggio, i Servizi di supporto alle imprese e le altre Attività di servizi.

Le specializzazioni. Nel dettaglio, la produzione locale si arricchisce di alcune specializzazioni.

Ortofrutta, produzione avicola (con la Amadori a Cesena e la Del Campo a Santa Sofia), produzione di mangimi e viticoltura caratterizzano il settore agricolo romagnolo.

Di alto livello la specializzazione nel settore delle costruzioni: basti pensare alla Trevi S.p.A di Cesena che realizza opere ingegneristiche per il sottosuolo e che ha eseguito i lavori di consolidamento della Torre di Pisa.

Nel comparto dei servizi vanno forte la ristorazione e il turismo; quest’ultimo risulta dinamico oltre che nella balneazione, anche nell’agriturismo, grazie alle imprese che operano nei territori appenninici, e nel termalismo.

Le imprese manifatturiere romagnole, in linea col trend nazionale, si mettono in luce nel settore meccanico, producendo macchine per la trasformazione dei prodotti agricoli che vengono vendute ad imprese di europee, asiatiche ed americane.

Il sistema moda è molto competitivo nel comparto calzaturiero, con il distretto San Mauro Pascoli/ Savignano che esporta gran parte della sua produzione, anche se ultimamente ha “sofferto” a causa dell’embargo russo.

Ancora in ambito manifatturiero: Forlì è una delle capitali del mobile imbottito ma le imprese del settore sono terzo-contiste, cioè producono per conto di grandi marchi, non disponendo di un brand proprio.

Relativamente al terziario, le imprese romagnole sono specializzate nella prestazione di servizi alle imprese, come la gestione della contabilità.

Infine, sono in netta crescita, dopo il comparto informatico, i servizi alla persona.

Internazionalizzazione. Aprirsi al mercato estero è ormai un’esigenza vitale per le imprese italiane. Le imprese romagnole lo fanno molto bene e contribuiscono in modo significativo alle brillanti performances delle nostre esportazioni che consentono all’Italia di chiudere in attivo la bilancia commerciale.

Tra i fattori che favoriscono l’internazionalizzazione, la Dott.ssa Roberti ha evidenziato il ruolo strategico delle infrastrutture.

Ravenna con il suo porto, attrezzato per il carico di container, rappresenta un’opportunità unica per le imprese del territorio, posto che nel commercio internazionale la gran parte delle merci viaggia su nave.

Poi, Rimini e Forlì, con i rispettivi poli fieristici, danno una spinta significativa all’export. Quello riminese è secondo in Europa per espositori/visitatori e portafoglio delle manifestazioni (tra le più significative: Travel & Tourism, Hotels & Food industry).

Il polo fieristico forlivese si segnala per la Fiera avicola, una delle più importanti in Europa, che richiama i tanti espositori che valorizzano l’intera filiera, compresi i macchinari per la lavorazione delle carni.

Cesena ha ospitato per molto tempo la Macfrut, evento di riferimento, in Italia e in Europa, per le imprese del settore ortofrutticolo.

Adesso la manifestazione si tiene per ragioni logistiche a Rimini, ma le imprese ortofrutticole caratterizzano il territorio cesenate, tant’è che intorno ad esse è sorto l’indotto industriale delle macchine per la lavorazione della frutta, esportate in tutto il mondo, fino in India e in altri Paesi del sud-est asiatico.

Esportazioni. Dove vanno i prodotti italiani?

Le imprese romagnole che esportano affrontano soprattutto il mercato europeo, ma non disdegnano l’Europa dell’est, l’Asia orientale, l’America meridionale e settentrionale.

I partners commerciali privilegiati rimangono comunque Francia, Germania, Regno Unito.

Gli USA, infatti, risultano sempre un mercato difficile, sia per i dazi, che per la richiesta, da parte dei buyers americani, di avere un punto di assistenza in loco.

Anche la Russia presenta presenta ultimamente qualche difficoltà per le nostre esportazioni, date soprattutto dal rischio politico (embargo) e valutario (a seguito del deprezzamento del rublo).

Importazioni. Internazionalizzazione significa anche importazioni.

I prodotti acquistati dalle nostre imprese provengono prevalentemente dall’area UE, ma anche da Asia centrale e orientale, soprattutto in virtù del fenomeno della delocalizzazione che assicura bassi costi di produzione. Come per i semi-lavorati provenienti da India e Bangladesh che vengono utilizzati da imprese locali.

La globalizzazione ha fatto sì che una quota sempre più rilevante delle merci si sviluppi tra sistemi economici diversi, venendo così a determinare una frammentazione della filiera produttiva.

Ciò costringe operatori economici lontani a intrattenere strette relazioni commerciali e finanziarie e ad entrare in forte competizione tra loro.

Le imprese delle economie emergenti combattono la concorrenza con i prezzi bassi.

Le nostre imprese debbono competere su altri versanti, come le manifatture tradizionali, la moda e il design, l’assistenza qualificata, ecc.

Si va all’estero per varie ragioni: per vendere merce che non ha trovato adeguata domanda interna; per gli approvvigionamenti, soprattutto di materie prime e di tecnologia. E poi, per delocalizzare.

Strategia di internazionalizzazione. La scelta di aprirsi ai mercati esteri non si improvvisa, ma richiede un processo organizzativo molto complesso, di almeno due anni, trattandosi di una strategia aziendale di lungo periodo.

La Dott.ssa Roberti ha fornito una serie di informazioni, molto utili e dettagliate, per costruire le analisi che conducono all’internazionalizzazione.

A partire dall’analisi interna, con cui l’azienda esportatrice verifica la propria capacità produttiva ed organizzativa; all’analisi del mercato estero, con la valutazione di aspetti culturali, religiosi, linguistici; del rischio politico e valutario; della legislazione e del regime doganale.

Nell’ambito della strategia di l’internazionalizzazione bisogna, inoltre, risolvere i problemi della distribuzione e del marketing.

Le imprese locali usano spesso, come canale distributivo, quello dell’importatore.

Per ciò che concerne le strategie di marketing, molto dipende dal tipo di prodotto.

Le imprese alimentari ed agroalimentari utilizzano spesso campagne pubblicitarie che esaltano la genuinità del prodotto e la tradizione italiana (ad esempio, Barilla).

Per affrontare le complesse analisi e valutazioni, i nostri imprenditori trovano consulenza e assistenza presso le Camere di Commercio, le Camere di Commercio all’Estero, oppure presso le istituzioni pubbliche, come l’ ICE e la SACE.

Spesso le Camere di Commercio, o le associazioni di categoria, hanno organizzato per gli imprenditori nostrani missioni esplorative all’estero, con lo scopo di acquisire direttamente sul luogo ogni utile informazione.

Un aspetto significativo della strategia di internazionalizzazione è rappresentato dal contatto con i potenziali clienti.

La partecipazione alle fiere è senza dubbio la modalità più diffusa, anche se comporta un costo non indifferente, in quanto l’ impresa esportatrice deve presentarsi in modo brillante, con uno stand ben organizzato.

Sono tuttavia valide altre modalità: missioni all’estero o Work shop, acquisizione, presso le banche dati, di elenchi nominativi. Le imprese di arredi usano incontrare i clienti stranieri attraverso l’uso degli show room.

Per ultimo, ma non per importanza, il Business Plan.

Spesso le nostre imprese non hanno le sufficienti risorse finanziarie per operare all’estero, ecco dunque la necessità di acquisire partner attraverso una chiara e corretta pianificazione finanziaria dell’operazione.

Infine, un piccolo decalogo per l’azienda italiana che si affaccia sul mercato estero: dotarsi di un sito web ben organizzato; utilizzare canali social nella promozione del prodotto e ricorrere al digital marketing; predisporre brochures e cataloghi dei prodotti; formulare schede tecniche; curare il listino prezzi (che deve essere costruito sulla base del mercato straniero, tenendo conto dei rischi e degli INCOTERMS).

La lezione della Dott.ssa Roberti ha suscitato grande interesse tra gli studenti, che affrontano queste tematiche nell’ambito delle materie professionalizzanti.

L’intento della scuola è quello di offrire agli alunni analisi concrete, puntuali ed aggiornate circa il  sistema economico locale e, al contempo, immettere nel mercato del lavoro tecnici preparati,  capaci di operare nel contesto reale e rispondere alle esigenze delle imprese.




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