Ultima modifica: 18 giugno 2018
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“L’eterno e il tempo: Michelangelo e Caravaggio”

Il “Matteucci” incontra l’arte

Nel corrente anno scolastico le classi del Nostro Istituto, sia del biennio che del triennio, accompagnate dai docenti di diverse discipline, si sono recate in visita ai Musei del “San Domenico” per contemplare la raccolta di opere denominata  “L’eterno e il tempo: Michelangelo e Caravaggio”.

Il ‘500 – con il  Sacco di Roma e la riforma del Concilio di Trento- osservato nelle opere di  Michelangelo e Caravaggio,  Raffaello,  Rosso Fiorentino,  Pontormo, Tiziano, Veronese,  Ludovico, Annibale Carracci, Rubens e molti altri.

Il tramonto del rinascimento e la nascita del barocco vengono  descritti nella pittura e nella scultura esibite in Forlì.

Esposte e conosciute dagli alunni  sono state: La pesca miracolosa di Raffaello, il  Cristo portacroce di Michelangelo, il Cristo portacroce di Caravaggio, opera centrale della mostra;   la Madonna dei Pellegrini e  il Sacrificio di Isacco di Caravaggio.

Lo spirito della mostra viene esplicitato nelle parole di  Gianfranco Brunelli, organizzatore : «L’eterno e il tempo sta a significare il rapporto fra Dio e la storia. Tra Michelangelo e Caravaggio che si snoda un percorso artistico e antropologico che ha individuato una relazione profonda tra il cielo e la terra, tra l’eterno e il tempo, alla ricerca di un rispecchiamento fra queste due dimensioni, forse ancora di una unità possibile tra loro. Tra i due artisti questa relazione è rovesciata: Michelangelo ha cercato nella forma, nella bellezza di Dio la forma dell’umano, Caravaggio ha guardato l’uomo attraverso una luce livida, tragica, che è quella della storia, delle vicende quotidiane che lui ha visto e ha raccontato; per Caravaggio occorre vedere la luce nella forma dell’ombra. Se in Michelangelo ogni idea e ogni ideale di compiutezza umana e terrena a un certo punto si dissolve come si vede nei grandi incompiuti della sua opera ed è come se l’umanesimo si fosse compiuto definitivamente, in Caravaggio invece viene ritratta un’ umanità intrisa di peccato, scalza, sporca, che bussa alle porte del cielo».

Innegabile è il valore culturale di questa esperienza formativa, sia con specifico riferimento all’indagine storica  che viene suggerita agli  studenti, sia in relazione alla dimensione religiosa  delle opere artistiche esposte, sia in considerazione  dell’intrinseca ricchezza  artistica dei capolavori esibiti.

Nelle parole di Vittorio Sgarbi , critico d’arte, viene esplicitato il valore dell’esperienza vissuta : “in generale la cultura legata al mondo dell’arte è sottostimata rispetto alla letteratura, però qui siamo di fronte a dei testi capitali, per cui che Forlì abbia ardito tanto mi sembra cosa giusta, e che sia un modo per dire ai giovani che questo è il fondamento stesso della nostra civiltà occidentale”.




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